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bullet mirrors 11 Nov : 13:02
Buona giornata a tutti
bullet mirrors 11 Nov : 13:01
Ciao, glgt, ben rivisto. Come stai?
bullet glgt 11 Nov : 10:39
bullet mirrors 06 Nov : 17:34
Mi sembrava di essere venuto molto più tempo addietro. Ciao, evuloniani
bullet mirrors 04 Nov : 17:02
Davvero? E dove siete? Non si vede più neanche shona
bullet civetta 03 Nov : 10:31

ci siamo sempre tutti
bullet mirrors 22 Oct : 17:13
Ciao, evulon
bullet mirrors 16 Oct : 18:44
Caro papà Lamberto, ci manchi.
Ciao evulon e evuloniani (almeno quelli rimasti)
bullet mirrors 13 Oct : 18:29
Ciao, papà. Ciao evulon
bullet mirrors 07 Oct : 17:19
Grazie
bullet patsol 06 Oct : 17:54
ho intuito adesso, condoglianze
bullet patsol 06 Oct : 17:44
mi spiace Giorgio...
bullet mirrors 06 Oct : 17:29
Ciao, caro papà, arrivederci, almeno spero.
bullet patsol 05 Oct : 10:04
un salutino a tutti
bullet Ewaan 26 Sep : 12:07
Bè, meglio tardi che mai..
bullet mirrors 25 Sep : 17:08
Come questa poi!? E' tanto che non ti si vede, perbacco.
bullet mirrors 25 Sep : 17:08
Bravo Ivan, molto divertente!
bullet Ewaan 24 Sep : 18:06
LINK
bullet Shona 19 Sep : 14:18
questa poi!
bullet mirrors 18 Sep : 18:05
Ehi, ragazze e ragazzi, ci sono!
bullet mirrors 17 Sep : 18:14
Shgona, shona, dove sei?
bullet mirrors 16 Sep : 17:19
Ciao, evulon. Ma se la mia esistenza non è che un accidente, quella degli accidenti cos'è?
bullet mirrors 13 Sep : 16:47
Beh, oggi posso dire: buon sabato
bullet civetta 11 Sep : 16:39
bullet mirrors 11 Sep : 16:10
Ciao, ragazzi di evulon e non...
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Nona Sinfonia di Beethoven
Nona Sinfonia di Beethoven
mirrors Thursday 22 December 2011

Facile scrivere della Nona. Fin troppo ed il rischio è quello di subire la famosa "cura Beethoven" di Arancia meccanica. Penso che nessuno abbia mai messo in luce la profonda ironia, al limite del sarcasmo, che Kubrick utilizzò per quelle famose sequenze. Non inorridite, ma c'è qualcosa che non mi ha mai quadrato del tutto. L'invenzione del regista è tutt'altro che scontata ed innocua. Cercherò di dimostrare perché. C'è un libro di Baricco, la cui lettura devo a Tiziana, che si intitola "L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin". Che rapporto c'è? Semplice. Hegel affermava che la musica innalza l'anima a mete sublimi a "produzioni" elevate, gli allevatori del Wisconsin avevano notato che la "produzione" di latte aumentava del 20% se si faceva ascoltare loro Beethoven. Non trovo nulla di scandaloso nella seconda osservazione, mentre trovo assolutamente iniqua quella di Hegel. Che la musica abbia un suo potere subliminale è innegabile, che essa sia in grado di muovere i sentimenti altrettanto. Quello che non è assolutamente vero è che la musica - qui fermiamoci a quella sacralmente definita colta o classica o seria o vera e chi più ne ha ne metta - renda migliori. Migliori di che, su quali basi: sociologiche, psicologiche, psicosociali, culturali, interiori in senso lato. Non so. Ho frequentato un corso di Musicoterapia ad Assisi e quello che veniva fuori era tutt'altro. Si tende a parlare di effetti benefici della musica tout-court, senza distinguere tra pratica e ascolto. Ciò che è REALMENTE terapico è la PARTECIPAZIONE anche con l'ascolto che NON DEVE ESSERE MAI PASSIVO (immagino l'ascoltatore testa tra le mani comodamente seduto in poltrona). Quando si parla di attività, ovviamente, non si pensa a moti inconsulti ma ad attività MUSICALI. Ricordo un bellissimo "esercizio" terapico che consisteva nel suonare insieme ad un brano classico, nella fattispecie la Sinfonia n° 40 di Mozart. Magari anche contrastandolo, in ogni caso lavorando musicalmente con la musica. Penso allora che Kubrick avesse intuito tutto ciò, o lo sapesse addirittura e che alludesse alla narcosi delle coscienze indotta dalla musica. Narcosi attuata per far accettare l'ordine costituito, qualunque esso sia ed impedire così qualsiasi spirito critico che ogni essere umano deve possedere al massimo grado della coscienza per poter riempire di contenuti quella che viene chiamata libertà. Ora, la Nona non è narcotica nel senso che ho sopra detto e, naturalmente, in nessun senso. Essa costituisce invece l'emblema dello scetticismo (non nel senso della corrente filosofica ma nel suo significato originario = scepsi) in quanto addirittura lo applica, no, ne fa una mini rappresentazione all'interno della Sinfonia stessa. Dopo aver gettato le basi, nel primo tempo, del sistema su cui baserà la composizione - si ricordi la inquietante e misteriosa introduzione con il LA lunghissimo appena increspato da lampi di altri La che, dai violini sprofondano nell'oscurità dei bassi , dopo aver affermato la fisicità del suono nella prorompenza ritmica, dinamica e affettiva nel secondo movimento, dopo aver mostrato le sfere celesti nella "mistica rosa" (terzo e inarrivabile movimento), egli si pone di fronte alla sua opera e la guarda s c e t t i c a m e n t e. Siamo al brano che prelude all'Inno alla gioia vero e proprio. Attacco rabbioso e dissonante dell'intera, possente orchestra poi i contrabbassi, i contrabbassi, proprio loro che sono l'antitesi del canto, melodicamente inteso, intonano un recitativo, una sorta di parlare intonato. L'orchestra interrompe le frasi disperatamente interrogative con risposte del tipo: "Ricordi questo? Forse è lì la giustizia, quello che cerchi" (e si riascolta l'inizio dell'intera Sinfonia). Ma i contrabbassi rispondono con vigore seppur turbati ed allora una seconda voce (in senso metaforico) gli propone la vitalità sfacciata di un frammento del secondo tempo. No! Dicono i bassi. Questa non può essere la meta ma una semplice tappa. Solo all'accenno del tema celestiale il vociare quasi umano dei contrabbassi sembra intenerirsi ma è solo un attimo. La tragicità della domanda è ancora più evidente, ti scava dentro. Perché siamo qui? Non possiamo lasciarci andare alla contemplazione, non ne abbiamo ancora il diritto. E, finalmente, dopo un impaurito affacciarsi del tema della gioia agli oboi, gli archi gravi stessi intonano il meraviglioso canto. Dopo, sarà un crescere insieme, nella fratellanza, passando al cospetto della divinità verso la conclusione. Questa mini opera che si trova all'interno della Nona è stata espunta dalla memoria collettiva o liquidata dalla critica paludata come un momento di cedimento del "sublime" discorso musicale. E' evidente che bisognerà una volta per tutte far piazza pulita di siffatta concezione che spudoratamente, colpevolmente si rifà ad Hegel, no, alla mucche, con tutto il rispetto per i pii animali. Beethoven ci insegna, egli stesso, che bisogna diffidare dell'insegnamento PASSIVO con una violenza ed un'icasticità che fa male al cuore dei puristi. Ma, così è. E' necessario che l'uomo sappia salvarsi dal diluvio prima con le sue stesse forze e poi con l'ausilio della divinità. Non lo sto dicendo io. Lo dice Beethoven con l'impressionante Nona Sinfonia. Nulla di celestiale o voce di Dio. Questo secondo me, ed altre cose ancora, aveva capito Kubrick e fissato sulla pellicola in Arancia meccanica e questo dovremmo tenere a mente ascoltando tutta la musica. Almeno quella alla quale non assegniamo un mero ruolo consolatorio. Per carità, la musica consola dagli affanni della vita, concede asilo alle anime stanche, diverte, fa danzare.
Ma questo è un altro discorso.


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bullet piccolo mietitore | 29 Dec : 18:29
Commenti: 186

Registrato: 25 Jan : 17:31
Lasciamo da parte Baricco che, secondo me, col suo libro su Hegel e le mucche è andato completamente fuori strada (ne ho già parlato altrove, anche troppo diffusamente).

Sono d'accordo con quanto scrivi, Mirrors, aggiungerei solo una postilla a proposito di quel che significa "ascoltare attivamente". Adorno ne ha scritto, mi pare, e per lui ascoltatore consapevole è (semplifico) l'ascoltatore dotto, che conosce la musica, segue l'esecuzione con la partitura alla mano ed è in grado di dire cosa il brano "significa" in una prospettiva estetica ma anche sociologica, storica e non di mero gusto. Meglio ancora se l'ascoltatore è egli stesso musicista.

Questo va bene, ci mancherebbe. Però, sulla scorta di Benjamin, proverei anche a delineare un'altra tipologia di "ascoltatore attivo". Qualsiasi ascoltatore, oggi, si trova davanti a un immenso patrimonio musicale, che è reso disponibile e fruibile con enorme facilità dalle moderne tecniche di riproduzione. Vai su Internet, per esempio, e ci trovi tutta la musica, ma veramente tutta. Allora puoi assumere due atteggiamenti.

Ti abbandoni all'estasi di questa enorme ricchezza di musica a tua disposizione, del trovare infiniti oggetti per il soddisfacimento del tuo piacere dell'ascolto. Prendi ciò che "ti piace", scarti ciò che non ti piace, senza farti troppi pensieri. Come al supermercato, dove si vaga tra gli scaffali in preda all'euforia leggera del consumo. E' l'atteggiamento suggerito da Baricco.

Oppure ti poni una domanda. Questo patrimonio, come lo uso? Come me ne faccio carico, come lo trasmetto, come lo rimetto in circolo? Quale importanza ha per me e quale penso possa averne per gli altri? Che significato sono in grado di dargli? E questa è la "politicizzazione dell'arte" di cui parla Benjamin. Non è semplicemente ascoltare una musica e provare un'emozione. E' il tentativo di ri-produrre, per se stessi e per l'umanità (il termine è roboante, ma stiamo parlando di Beethoven, che cavolo! sarà anche concesso alzare un po' i toni), quell'emozione, e di restituire il massimo significato, la massima urgenza che a quella musica si è capaci di dare. E' una responsabilità enorme, a pensarci bene.

Mi sa che alla fine abbiamo detto la stessa cosa con parole diverse. No?

bullet mirrors | 10 Jan : 12:40
Commenti: 2747

Credo proprio di sì.
Grazie


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